Nuove etichette alimentari, ma non si sa più dove è stato prodotto!

Il nuovo regolamento sulle etichette alimentari della Commissione europea 1169/2011, entrato in vigore da dicembre, ma su cui i Paesi hanno tre anni di tempo per adeguarsi, interviene su tre aspetti: la presentazione e la pubblicità degli alimenti, l’indicazione corretta dei principi nutritivi e del relativo apporto calorico e l’informazione sulla presenza di ingredienti che possono provocare allergie.

Sveva Batani del Popolo dei Consumatori Lazio – il nuovo sistema di etichettatura sembra puntare alla maggiore chiarezza, ma ci sono alcune criticità – afferma.

LEGGIBILITA’ -Tra i lati positivi il più evidente è che finalmente ci sia una grandezza minima dei caratteri di stampa (devono essere di almeno 1,2 mm  e 0,9 mm per le confezioni più piccole) e questo dovrebbe aiutare i consumatori anziani, ma sull’aspetto della leggibilità molto andrebbe ancora fatto, ad esempio per rendere accessibili con delle semplici applicazioni le etichette alle persone ipo e non vedenti-

Le informazioni obbligatorie, le indicazioni nutrizionali e quelle relative all’origine devono trovarsi nello stesso campo visivo della denominazione di vendita. Quando la superficie della confezione è inferiore a 10 cm quadrati è sufficiente riportare le notizie essenziali: denominazione di vendita, allergeni eventualmente presenti, peso netto, termine minimo di conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro …”) o data di scadenza (“da consumarsi entro …”). L’elenco degli ingredienti può essere indicato anche con altre modalità (ad esempio negli stand di vendita) e deve essere sempre disponibile su richiesta del consumatore.

Scadenza. La data di scadenza deve essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna. La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti ittici surgelati o congelati non lavorati, devono indicare il giorno, il mese e l’anno della surgelazione o del congelamento.

IL CONTENUTO DEGLI ALIMENTI – Gli alimenti confezionati devono avere una tabella nutrizionale con sette elementi (valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale) riferiti a 100 g o 100 ml di prodotto, che potrà essere affiancata dai dati riferiti ad una singola porzione.

In grassetto gli allergeni. Le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, arachidi, frutta a guscio, latticini contenenti lattosio) devono essere evidenziate con più chiarezza nella lista degli ingredienti usando accorgimenti grafici (ad esempio grassetto, colore o sottolineatura).

Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande dovranno comunicare tempestivamente gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili alla clientela.
Scompare la scritta ‘oli vegetali’. Va indicata con precisione la natura dell’olio usato nella lista ingredienti. Così, ‘olio di oliva’, ‘olio di semi di girasole’, ‘olio di palma’, dovranno essere elencati in etichetta in modo trasparente.

Caffeina. Le bevande e gli “energy drinks” a base di tè e caffè con un tenore di caffeina maggiore di 150 mg/l devono riportare sull’etichetta, oltre alla scritta “Tenore elevato di caffeina” (introdotta nel 2003), anche l’avvertenza: “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”.

Meno sottintesi e l’ingrediente inatteso in evidenza! Se i una crema spalmabile alle nocciole, mi aspetto il cacao e invece c’è il burro di arachidi dovrà avere la scritta “con burro di arachidi” a fianco del nome del prodotto.

Nel caso di alimenti che contengono, nella propria ricetta produttiva, ingredienti sostitutivi rispetto a quelli che il consumatore ragionevolmente si attende, questi devono essere resi ben visibili a fianco del nome del prodotto.

L’ORIGINE , UNA SVOLTA A DUE FACCE

Viene introdotto il requisito importante della sede del produttore: la sede legale, completa di indirizzo completo di numero civico, “dell’operatore alimentare responsabile delle informazioni sul prodotto”. Facciamo un esempio: sul pacchetto di pasta io troverò l’indirizzo della sede legale del marchio che lo produce.

–          Questo però non informa di dove il prodotto sia stato lavorato, lo stabilimento di produzione sparisce dall’etichetta in Italia era obbligatoria per legge (L.109/1992). Ci interessa sapere dove viene prodotto perché la delocalizzazione, porta non solo disoccupazione in Italia, ma scarsa sostenibilità ambientale-  I consumatori hanno sempre più attenzione all’impatto sulla salute, ma anche sull’ambiente che hanno i propri comportamenti di acquisto, è il momento che anche le aziende facciano la loro parte in chiave di responsabilità sociale. – rimarca Batani.

L’informazione sull’origine del prodotto è obbligatoria quando la sua omissione possa indurre in errore il consumatore, ad esempio nel caso di una mozzarella fabbricata in Germania e venduta in Italia. Una precisazione utile a ostacolare il fenomeno dell’Italian sounding, ossia alimenti presentati come made in Italy ma fabbricati altrove.

Oltre alla carne bovina, ora dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni diverse da quella bovina (che già prevede da anni – dopo l’emergenza mucca pazza – l’obbligo di indicare luogo di nascita, di allevamento e di macellazione del bovino). In particolare si dovrà comunicare al consumatore la provenienza di carni fresche o refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili.

ALTRE INDICAZIONI

Pesce. Dovrà essere indicato in etichetta sia il nome scientifico del pesce che quello commerciale, l’indicazione dettagliata del luogo di pesca, la categoria degli attrezzi di pesca utilizzati per la cattura e se il prodotto è stato scongelato (vedi sotto paragrafo “surgelati”), mentre rimane vigente l’attuale indicazione del metodo di produzione, vale a dire pescato in mare, in acque dolci o allevato.

Surgelati. In caso di carne e pesce congelato e preparazioni congelate di carne e pesce congelato non lavorato, occorre indicare la data di congelamento. Invece, nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e sono venduti decongelati, la denominazione dell’alimento deve essere accompagnata dalla dicitura “decongelato”.

Preparati a base di carne e pesce. La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti della pesca venduti come filetti, fette, o porzioni che sono stati arricchiti con una quantità di acqua superiore al 5% devono indicarne la presenza sull’etichetta. Le porzioni, i filetti o le preparazioni composte da diversi pezzetti uniti con additivi o enzimi, devono specificare che il prodotto è ottenuto dalla combinazione di più pezzi (per esempio: “carne separata meccanicamente” oppure “pesce ricomposto”). Allo stesso modo, andrà indicata la presenza di proteine aggiunte e la loro origine.

Stato fisico del prodotto. Dovranno essere indicati con accuratezza i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall’ingrediente. In tal modo, non sarà possibile rifugiarsi -nemmeno nella lista ingredienti- dietro termini come “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.

Insaccati. I salumi insaccati devono indicare chiaramente i casi in cui l’involucro non è commestibile.

Vendite via web. Per la prima volta viene inoltre regolata la vendita di alimenti sul web. I consumatori dovranno disporre di tutte le informazioni obbligatorie per legge (come nome dell’alimento, lista ingredienti, allergeni, quantità netta, etc.) prima della conclusione dell’acquisto, ad eccezione della data di scadenza o simili, che invece potranno essere fornite insieme alla consegna dell’alimento.

Quali prodotti sono esentati. L’obbligo di etichettatura nutrizionale non è previsto per i prodotti ortofrutticoli freschi e i mono ingrediente non trasformati o solo stagionati; le farine, le acque, aromi, spezie, erbe, dolcificanti, gomme da masticare, integratori alimentari. Sono altresì esclusi dall’obbligo di etichetta nutrizionale i prodotti preincartati (gli alimenti porzionati dai reparti interni del supermercato, per intenderci) e quelli contenuti in confezioni piccole, con superficie inferiore ai 25 centimetri quadrati.