Robin tax,ve la ricordate? La paghiamo in bolletta!

Articolo apparso su ilgiornale.it, di Sergio Rame -L’organismo di controllo non ha ancora avviato procedimenti individuali. Il motivo? L’incertezza legata all’assenza di pronunce definitive da parte del Consiglio di Stato, che ha rinviato sine die la decisione sulla correttezza della metodologia di analisi adottata in precedenti simili provvedimenti, dopo che il Tar della Lombardia aveva in parte accolto il ricorso di otto operatori.

Ma non è solo il Consiglio di Stato a doversi pronunciare su un’imposta che i petrolieri hanno a più riprese definito “demagogica, punitiva, indiscriminata, inutile”. L’attesa maggiore è, infatti, per la decisione della Corte Costituzionale. A questa si rivolse nel 2011 la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia a seguito del ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, Scat, contro l’Agenzia delle Entrate della città. La discussione è finalmente cominciata: l’Avvocatura dello Stato l’ha naturalmente difesa spiegando che se proprio dovesse essere accolta la questione di legittimità, gli effetti della sentenza dovrebbero essere “limitati nel futuro”. Questo perché sul piatto ci sono, fino alla fine del 2012, la bellezza di 4,9 miliardi di euro (a cui va aggiunto il 2013, per cui si stima un miliardo circa) che, nel caso, lo Stato dovrebbe probabilmente restituire alle aziende.A quattro anni dal primo ricorso, la Corte costituzionale ha deciso di affrontare la questione della legittimità dell’imposta che ha fruttato allo Stato, fino al 2012, quasi 5 miliardi di euro. Il decreto con cui il governo Berlusconi, sull’onda dei record del prezzo del petrolio, introdusse la tassa sugli extraprofitti sulle compagnie energetiche, in seguito “potenziata” aumentandone sia l’aliquota che la base delle aziende coinvolte, prevedeva il divieto di traslazione dell’imposta sulle bollette.

In sostanza le aziende energetiche non possono “rifarsi” sui consumatori scaricando la tassa sulle tariffe. Eppure qualcosa del genere potrebbe essere accaduto: E non sarebbe certo la prima volta. Già un paio di anni fa l’Authority aveva indicato circa duecento casi sospetti analizzando i dati del 2010. Adesso sono state scoperte altre 53 anomalie relative al 2011 e 51 per il 2012. Per il 2011 è anche disponibile l’ammontare massimo di una possibile traslazione dell’imposta, che è pari a circa 192 milioni di euro. Per l’anno successivo, invece, per ora è stata riscontrata una “variazione positiva del margine dovuta ai prezzi praticati”, condizione che prevede l’invio di una richiesta di motivazione.L’organismo di controllo non ha ancora avviato procedimenti individuali. Il motivo? L’incertezza legata all’assenza di pronunce definitive da parte del Consiglio di Stato, che ha rinviato sine die la decisione sulla correttezza della metodologia di analisi adottata in precedenti simili provvedimenti, dopo che il Tar della Lombardia aveva in parte accolto il ricorso di otto operatori. Ma non è solo il Consiglio di Stato a doversi pronunciare su un’imposta che i petrolieri hanno a più riprese definito “demagogica, punitiva, indiscriminata, inutile”.

L’attesa maggiore è, infatti, per la decisione della Corte Costituzionale. A questa si rivolse nel 2011 la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia a seguito del ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, Scat, contro l’Agenzia delle Entrate della città. La discussione è finalmente cominciata: l’Avvocatura dello Stato l’ha naturalmente difesa spiegando che se proprio dovesse essere accolta la questione di legittimità, gli effetti della sentenza dovrebbero essere “limitati nel futuro”. Questo perché sul piatto ci sono, fino alla fine del 2012, la bellezza di 4,9 miliardi di euro (a cui va aggiunto il 2013, per cui si stima un miliardo circa) che, nel caso, lo Stato dovrebbe probabilmente restituire alle aziende.Che, però, adesso, è finita nuovamente sotto i riflettori dall’Autorità per l’Energia perché ci sarebbero nuovi sospetti di “fregatura” ai danni dei contribuenti. In un centinaio di casi, tra 2011 e 2012, il balzello introdotto nel 2008 sarebbe stato “scaricato” sulle bollette violando così la legge.A quattro anni dal primo ricorso, la Corte costituzionale ha deciso di affrontare la questione della legittimità dell’imposta che ha fruttato allo Stato, fino al 2012, quasi 5 miliardi di euro.

Il decreto con cui il governo Berlusconi, sull’onda dei record del prezzo del petrolio, introdusse la tassa sugli extraprofitti sulle compagnie energetiche, in seguito “potenziata” aumentandone sia l’aliquota che la base delle aziende coinvolte, prevedeva il divieto di traslazione dell’imposta sulle bollette. In sostanza le aziende energetiche non possono “rifarsi” sui consumatori scaricando la tassa sulle tariffe. Eppure qualcosa del genere potrebbe essere accaduto: E non sarebbe certo la prima volta. Già un paio di anni fa l’Authority aveva indicato circa duecento casi sospetti analizzando i dati del 2010. Adesso sono state scoperte altre 53 anomalie relative al 2011 e 51 per il 2012. Per il 2011 è anche disponibile l’ammontare massimo di una possibile traslazione dell’imposta, che è pari a circa 192 milioni di euro. Per l’anno successivo, invece, per ora è stata riscontrata una “variazione positiva del margine dovuta ai prezzi praticati”, condizione che prevede l’invio di una richiesta di motivazione.L’organismo di controllo non ha ancora avviato procedimenti individuali. Il motivo? L’incertezza legata all’assenza di pronunce definitive da parte del Consiglio di Stato, che ha rinviato sine die la decisione sulla correttezza della metodologia di analisi adottata in precedenti simili provvedimenti, dopo che il Tar della Lombardia aveva in parte accolto il ricorso di otto operatori. Ma non è solo il Consiglio di Stato a doversi pronunciare su un’imposta che i petrolieri hanno a più riprese definito “demagogica, punitiva, indiscriminata, inutile”.

L’attesa maggiore è, infatti, per la decisione della Corte Costituzionale. A questa si rivolse nel 2011 la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia a seguito del ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, Scat, contro l’Agenzia delle Entrate della città. La discussione è finalmente cominciata: l’Avvocatura dello Stato l’ha naturalmente difesa spiegando che se proprio dovesse essere accolta la questione di legittimità, gli effetti della sentenza dovrebbero essere “limitati nel futuro”. Questo perché sul piatto ci sono, fino alla fine del 2012, la bellezza di 4,9 miliardi di euro (a cui va aggiunto il 2013, per cui si stima un miliardo circa) che, nel caso, lo Stato dovrebbe probabilmente restituire alle aziende.Che, però, adesso, è finita nuovamente sotto i riflettori dall’Autorità per l’Energia perché ci sarebbero nuovi sospetti di “fregatura” ai danni dei contribuenti. In un centinaio di casi, tra 2011 e 2012, il balzello introdotto nel 2008 sarebbe stato “scaricato” sulle bollette violando così la legge.A quattro anni dal primo ricorso, la Corte costituzionale ha deciso di affrontare la questione della legittimità dell’imposta che ha fruttato allo Stato, fino al 2012, quasi 5 miliardi di euro. Il decreto con cui il governo Berlusconi, sull’onda dei record del prezzo del petrolio, introdusse la tassa sugli extraprofitti sulle compagnie energetiche, in seguito “potenziata” aumentandone sia l’aliquota che la base delle aziende coinvolte, prevedeva il divieto di traslazione dell’imposta sulle bollette. In sostanza le aziende energetiche non possono “rifarsi” sui consumatori scaricando la tassa sulle tariffe. Eppure qualcosa del genere potrebbe essere accaduto: E non sarebbe certo la prima volta. Già un paio di anni fa l’Authority aveva indicato circa duecento casi sospetti analizzando i dati del 2010. Adesso sono state scoperte altre 53 anomalie relative al 2011 e 51 per il 2012.

Per il 2011 è anche disponibile l’ammontare massimo di una possibile traslazione dell’imposta, che è pari a circa 192 milioni di euro. Per l’anno successivo, invece, per ora è stata riscontrata una “variazione positiva del margine dovuta ai prezzi praticati”, condizione che prevede l’invio di una richiesta di motivazione.L’organismo di controllo non ha ancora avviato procedimenti individuali. Il motivo? L’incertezza legata all’assenza di pronunce definitive da parte del Consiglio di Stato, che ha rinviato sine die la decisione sulla correttezza della metodologia di analisi adottata in precedenti simili provvedimenti, dopo che il Tar della Lombardia aveva in parte accolto il ricorso di otto operatori. Ma non è solo il Consiglio di Stato a doversi pronunciare su un’imposta che i petrolieri hanno a più riprese definito “demagogica, punitiva, indiscriminata, inutile”. L’attesa maggiore è, infatti, per la decisione della Corte Costituzionale. A questa si rivolse nel 2011 la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia a seguito del ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, Scat, contro l’Agenzia delle Entrate della città.

La discussione è finalmente cominciata: l’Avvocatura dello Stato l’ha naturalmente difesa spiegando che se proprio dovesse essere accolta la questione di legittimità, gli effetti della sentenza dovrebbero essere “limitati nel futuro”. Questo perché sul piatto ci sono, fino alla fine del 2012, la bellezza di 4,9 miliardi di euro (a cui va aggiunto il 2013, per cui si stima un miliardo circa) che, nel caso, lo Stato dovrebbe probabilmente restituire alle aziende.Che, però, adesso, è finita nuovamente sotto i riflettori dall’Autorità per l’Energia perché ci sarebbero nuovi sospetti di “fregatura” ai danni dei contribuenti. In un centinaio di casi, tra 2011 e 2012, il balzello introdotto nel 2008 sarebbe stato “scaricato” sulle bollette violando così la legge.A quattro anni dal primo ricorso, la Corte costituzionale ha deciso di affrontare la questione della legittimità dell’imposta che ha fruttato allo Stato, fino al 2012, quasi 5 miliardi di euro. Il decreto con cui il governo Berlusconi, sull’onda dei record del prezzo del petrolio, introdusse la tassa sugli extraprofitti sulle compagnie energetiche, in seguito “potenziata” aumentandone sia l’aliquota che la base delle aziende coinvolte, prevedeva il divieto di traslazione dell’imposta sulle bollette. In sostanza le aziende energetiche non possono “rifarsi” sui consumatori scaricando la tassa sulle tariffe. Eppure qualcosa del genere potrebbe essere accaduto: E non sarebbe certo la prima volta. Già un paio di anni fa l’Authority aveva indicato circa duecento casi sospetti

analizzando i dati del 2010. Adesso sono state scoperte altre 53 anomalie relative al 2011 e 51 per il 2012. Per il 2011 è anche disponibile l’ammontare massimo di una possibile traslazione dell’imposta, che è pari a circa 192 milioni di euro. Per l’anno successivo, invece, per ora è stata riscontrata una “variazione positiva del margine dovuta ai prezzi praticati”, condizione che prevede l’invio di una richiesta di motivazione.Che, però, adesso, è finita nuovamente sotto i riflettori dall’Autorità per l’Energia perché ci sarebbero nuovi sospetti di “fregatura” ai danni dei contribuenti. In un centinaio di casi, tra 2011 e 2012, il balzello introdotto nel 2008 sarebbe stato “scaricato” sulle bollette violando così la legge.Togliere alle compagnie energetiche, per dare all’Erario. Così è nata la Robin Tax.