Compagnie telefoniche e tv, facciamo chiarezza su disdette e contratti!

Da più di 5 anni, si parla della Legge Bresani a tutela del potere contrattuale dei consumatori di fronte alle strategie di mercato delle compagnie telefoniche, assicurazioni e tv.

Ma facciamo un pò di chiarezza!

Il decreto Bersani ha apportato una serie di modifiche e novità molto importanti nel mondo dei rapporti con le compagnie telefoniche e gli operatori di pay TV, garantendo la possibilità di effettuare la disdetta dei contratti senza dover pagare nulla.

Il Decreto Bersani e la legge 2 aprile 2007

Il recesso anticipato senza penali non si fa in base al ‘decreto Bersani’, ma in base alla Legge 2 aprile 2007, n. 40, che ha convertito il decreto Bersani bis (decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7).

La Legge 2 aprile 2007, n. 40 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile 2007 – Supplemento ordinario n. 91, ha come oggetto “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese”.

L’articolo che riguarda la disdetta e la possibilità di recesso è l’Art. 1, comma 3:

I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facolta’ del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facolta’ degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente comma i rapporti contrattuali gia’ stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni.

Cosa dice la legge Bersani

Il primo punto è che nel decreto si parla di contratti per adesione. Significa che riguarda solamente i contratti di fornitura di servizi. Non riguarda assolutamente l’acquisto di beni, che comunque è tutelato con altra normativa. Ad esempio per l’acquisto a distanza (via internet o telefono) ci sono 10 giorni di tempo per ripensarci e rinunciare all’acquisto, ma questo non dipende dal decreto Bersani.

E’ importante notare che l’ambito di applicazione è ben circoscritto e questo articolo riguarda solo contratti stipulati con operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazione elettronica. Questo vuol dire che i contratti seguenti sono coperti dal Decreto Bersani:

ADSL

Telefonia fissa

Telefonia mobile

Pay TV

Sky

Mediaset Premium

Alice

Fastweb

Wind

Teletu

Tele2

Libero

H3G / Tre

Vodafone

Recesso anticipato e disdetta tramite il Decreto Bersani

Salta l’obbligo per gli utenti di restare fedeli agli operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata: i contratti di adesione stipulati con tali operatori devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto in qualsiasi momento e senza spese non giustificate da costi dell’operatore (alcuni operatori oggi impongono la fornitura del servizio per 12 mesi). Gli operatori non possono, inoltre, imporre un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni. Una confusa terminologia normativa nel testo del provvedimento, sembra far valere il recesso previsto dal decreto Bersani solo per i consumatori e non anche per le aziende.

Decreto Bersani, penali e procedura di conciliazione

Dando disdetta o facendo un recesso anticipato, il cliente non deve versare al fornitore di servizi (telefonia, ADSL, Pay TV, quindi comprese anche Sky e Mediaset Premium) alcuna penale, ma solo i cosiddetti “costi di gestione dell’operatore” che, nello specifico, sono spese reali che il gestore sopporta per operazioni quali la disattivazione del servizio o il trasferimento dell’utenza.

Il cliente dei servizi di telecomunicazioni, al fine di evitare tempi lunghi ricorrendo al Giudice di Pace o al Tribunale, può optare per lo strumento della conciliazione che in maniera rapida ed a basso costo permette di poter andare a trovare una soluzione “amichevole” per dirimere le controversie. Solo dopo, in caso di esito insoddisfacente per la conciliazione, si può valutare, anche considerando i relativi costi, la possibilità di far leva sulla giustizia ordinaria.

Fonte: www.disdette.com