WhatsApp, alla faccia della privacy!

Alzi la mano chi non ha installato sul proprio smartphone Whatsapp, l’applicazione per scambiare messaggi gratuitamente. Ebbene, in Canada e Paesi Bassi hanno iniziato a sospettare che il programma violi le più elementari norme sulla tutela della privacy, dal momento che il software, appena installato, richiede l’accesso alla rubrica dell’utente per verificare quali siano i contatti con cui potersi interfacciare tramite Whatsapp.

Infatti, nella rubrica del nostro telefonino sono presenti nominativi e numeri di telefono, a volte addirittura indirizzi email ed altri dettagli: tutto questo non può non considerarsi “dato personale” e quindi soggetto alla relativa normativa, per non parlare di chi usa la propria rubrica addirittura per memorizzare codici pin di carte di credito, bancomat e quant’altro. Poiché per il trattamento di detti dati è prevista una apposita informativa, con tanto di notizia su chi sia il responsabile del trattamento, è evidente che un’applicazione che esiga di accedere alla rubrica senza consentire una scelta e senza prevedere l’apposita autorizzazione al trattamento e, soprattutto, senza prevedere il diritto al recesso ed alla cancellazione, viola anche la normativa Italiana.

Vi è poi un altro profilo di cui tener conto: chi ci aveva affidato il proprio recapito, lo aveva fatto in via personale e senza autorizzarci a diffonderlo in rete: ne consegue che anche l’utente che, avvalendosi di WhatsApp, accetta di rendere pubblica la propria rubrica, commette un illecito nei confronti dei titolari dei dati in rubrica.

L’applicazione quindi, per essere in regola con la norma Italiana, dovrebbe notificare il fatto che opera un trattamento di dati ex art. 37, con questa citazione: “Il titolare notifica al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere. Se il trattamento riguarda (…) dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica”. Le norme citate, come si vede, sono molto precise e le relative pene, in caso di trasgressione, non sono certo lievi: l’art. 167 prevede la reclusione da sei a diciotto mesi!

Di fatto la rubrica di ogni terminale contiene i numeri di telefono sia di utenti di WhatsApp che non, e questa mancanza di scelta è contro la legge canadese e olandese, che si sono già espresse, ma anche contro la Legge Italiana come abbiamo appena visto.

Attualmente vi sono in rete numerose discussioni e pare che WhatsApp stia già facendo qualcosa: i produttori del programma, infatti, stanno permettendo agli utenti di iOS 6 di aggiungere gli utenti manualmente, mentre chi usa BlackBerry, Android, Windows o Nokia non ha ancora quest’opzione.

Questo significa che il problema non è stato risolto che in parte. Pertanto, occhio al software che utilizzate quando accedete a Whatsapp!

 

Fonte: www.affaritaliani.it